Il futuro del lavoro

Per chi si fosse perso il dialgo con Pietro Ichino

Riflettere su come sta cambiando il mondo del lavoro nella sua relazione con il progresso tecnologico: questa la chiave di lettura dell’ultimo incontro della SPES che vede protagonista Pietro Ichino.

In tempi così confusi è essenziale riacquistare fiducia, capire che “sono spariti molti mestieri, ma molti altri ne sono nati”. Le macchine si sono sostituite e si sostituiranno all’uomo liberandolo dalla fatica eccessiva, permettendo alle persone di svolgere lavori che richiedono più intelligenza e meno forza bruta. Carattere non meno importante: le macchine sono state responsabili della diffusione di pratiche estremamente mirate. Pietro Ichino prende in esame il caso del San Raffele di Milano: un robot che affianca il chirurgo in un’operazione al cervello umano rendendo quell’intervento sempre meno “eccezionale”. Un nuovo modo di operare che permetterà a un numero crescente di pazienti, anche in centri meno specializzati, di usufruirne in egual misura. Una possibilità che, anche sul piano occupazionale, porterà ad una crescita anziché ad una perdita di posti di lavoro.

Il “lavoro di domani” richiama, dunque, la necessità di una “formazione intelligente”. E quest’ultimo non è un carattere da sottovalutare, soprattutto in Italia. Un’Italia ricca di giacimenti occupazionali inutilizzati e povera di servizi di orientamento per l’occupazione giovanile. Molti Paesi europei hanno imparato ad indirizzare gli studi dei propri giovani sulla base delle loro attitudini e aspirazioni, ma anche delle richieste del mercato; predisponendo percorsi di studio in stretto collegamento con il mondo del lavoro. Un’offerta mirata che riguarda istituti tecnici e professionali, ma anche l’università.

Aver “messo in freezer senza occuparcene migliaia di persone è stata una mossa sbagliata nella gestione di questa pandemia. Al contrario, avremmo dovuto investire in politiche attive del lavoro. E, secondo Ichino, ciò rappresenta un grandissimo spreco per le occasioni occupazionali: spendere decine di miliardi in politiche passive del lavoro e mai in quelle attive ha acuito una crisi già drammatica. La rinascita collettiva che tutti auspichiamo richiede, inoltre, che il mondo del lavoro favorisca un rapporto di fiducia tra imprenditore e dipendenti: il lavoratore deve partecipare all’impresa, scommettere sull’impresa, insieme all’imprenditore.

Ancora una volta, negli interventi dei nostri relatori, un ruolo fondamentale è assegnato all’Europa: immigrazione, sanità, ambiente, sostiene il professor Ichino, sono questioni che esigono un governo sopranazionale, continentale. E questa Europa va costruita sulla fiducia reciproca tra i popoli, su una cultura comunitaria fondata sulla solidarietà. Unica luce fioca di un periodo tanto doloroso è, forse, quella di aver favorito una svolta in questa direzione, l’inizio di un cambiamento che richiede ancora tanto impegno.

In questo dialogo Pietro Ichino ha saputo regalarci motivi di speranza in un cambiamento possibile. A noi la responsabilità di contribuire a realizzarlo. Per provare ad aggiustare la rotta, vi suggeriamo di godervi la registrazione l’incontro.

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Per continuare a riflettere vi consigliamo di visitare il sito del prof. Ichino (www.pietroichino.it). Di seguito alcuni articoli attinenti a tematiche affrontate nel corso del  suo dialogo alla SPES:

• Pietro Ichino, L’INTELLIGENZA DEL LAVORO

• Pietro Ichino, I VANTAGGI E GLI SVANTAGGI DEL CONTRATTO DI LAVORO SUBORDINATO PER I RIDER

• Pietro Ichino, ANCORA SUL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI E IL MODO PER TUTELARE DAVVERO IL LAVORO

• Pietro Ichino, EMERGENZA OCCUPAZIONALE: RINVIARE FA SOLO DANNI

• Pietro Ichino, LA PROGETTUALITÀ DEL LAVORO NELL’ERA DELLA TRASFORMAZIONE 5.0

 

 

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